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	<title> &#187; basoke</title>
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	<description>Associazione Volontari in Bosnia ... Facca, Cittadella</description>
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		<title>RIUNIONE INFORMATIVA 23/05/2016 CASTELFRANCO VENETO (TV)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2016 08:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>basoke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[l&#8217;associazione &#8220;Perchè no?&#8221; vi invita alla riunione informativa per la settimana estiva 2016! Venite con noi a creare ponti di pace tra i villaggi bosniaci attraverso giochi, musica ed animazione! CHI SIAMO E QUAL&#8217;E&#8217; IL NOSTRO PROGETTO IN BOSNIA: Se &#8230; <a href="https://www.percheno.info/riunione-informativa-23052016-castelfranco-veneto-tv/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;associazione &#8220;Perchè no?&#8221; vi invita alla riunione informativa per la settimana estiva 2016!<br />
Venite con noi a creare ponti di pace tra i villaggi bosniaci attraverso giochi, musica ed animazione!</p>
<p>CHI SIAMO E QUAL&#8217;E&#8217; IL NOSTRO PROGETTO IN BOSNIA:<br />
Se durante la guerra nella ex Jugoslavia la priorità era ovviamente quella di portare aiuto in situazioni di assoluta emergenza, la condizione attuale richiede la nostra presenza per contribuire a ricucire il tessuto sociale dilaniato dalle atrocità della pulizia etnica.<br />
“Perché no ?”cerca di creare un contatto tra “noi” e “loro”, nella fattispecie occasioni d’incontro tra la nostra realtà locale e i piccoli villaggi di Soko (mussulmano) e Kakmuz (ortodosso). In concreto, ci rechiamo in questi villaggi, con uno sguardo all’intera municipalità collaborando con altri gruppi come il nostro, almeno quattro volte l’anno, per delle visite che durano un fine settimana, in cui siamo ospitati dalle famiglie del posto, mentre in agosto ci fermiamo per otto giorni, si pernotta nella scuola o nelle famiglie e viene privilegiato il contatto con giovani e giovanissimi. In un periodo in cui si sta raggiungendo un sempre più alto livello di diffidenza nei confronti dell’islam, il contatto con i musulmani di Bosnia è sicuramente istruttivo, in quanto ci mostra non la realtà monolitica nella sua intransigenza come spesso viene presentata, bensì un modo di vivere la propria fede molto più vicino al nostro piuttosto che a quello dei talebani. Avvicinare le nostre scuole, associazioni, istituzioni alle loro, dare un aiuto materiale alle famiglie meno abbienti, creare tempi e spazi aggregativi per giovani e bambini non è un lavoro da poco, non è un lavoro facile, come non è facile valorizzare qui, in casa nostra, l’esperienza accumulata in Bosnia. In quel paese, che non si trova a distanze siderali ma solo dall’altra parte dell’Adriatico, ci sono tre comunità, differenti per cultura e religione, che diffidano l’una dell’altra. Il solco scavato dalla guerra è profondo, il nostro proposito di lungo, forse lunghissimo, termine è di gettare un ponte tra queste diverse comunità affinché ritrovino la strada del dialogo, lo stesso dialogo che dovremmo instaurare anche con gli “altri” più vicini a noi anziché stringerci alla comunità di appartenenza ed alzare muri per sfuggire al confronto.<br />
Per saperne di più basta visitare la nostra pagina facebook!</p>
<p>VI ASPETTIAMO NUMEROSI! C&#8217;E&#8217; BISOGNO DI VOI!</p>
<p>23 MAGGIO 2016</p>
<p>VIA VERDI 3,<br />
CASTELFRANCO VENETO</p>
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		<title>“Mancavano uomini e ragazzi. Così mi accorsi di Srebrenica” di Emma Bonino</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 13:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>basoke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emma Bonino: nel ’95 ero lì vicino, denunciai, nessuno mi ascoltò «Era l’11 luglio 1995. Me lo ricordo benissimo. Arrivò la notizia, secca, che migliaia e migliaia di persone erano in marcia da Srebrenica verso il campo profughi dell’Onu Tuzla. &#8230; <a href="https://www.percheno.info/mancavano-uomini-e-ragazzi-cosi-mi-accorsi-di-srebrenica-di-emma-bonino/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Emma Bonino: nel ’95 ero lì vicino, denunciai, nessuno mi ascoltò</div>
<div>
<p>«Era l’11 luglio 1995. Me lo ricordo benissimo. Arrivò la notizia, secca, che migliaia e migliaia di persone erano in marcia da Srebrenica verso il campo profughi dell’Onu Tuzla. Quel giorno, di rientro da una missione nella regione dei Grandi Laghi in Africa, ero a Strasburgo, e stavo facendo la mia relazione al Parlamento europeo». Emma Bonino, ai tempi del più grave massacro accaduto sul suolo europeo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, di cui ricorre il ventennale e che oggi chiamiamo genocidio, era da pochi mesi Commissario Ue per gli Aiuti Umanitari. E le «capitò» di scoprire il massacro di Srebrenica. Questo è il suo racconto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Quando abbiamo saputo che migliaia e migliaia di persone erano in cammino verso Tuzla, abbiamo deciso di andare subito a vedere cosa stesse succedendo. In piena guerra nella ex Jugoslavia, e con le milizie serbe di Mladic che da tempo avevano sotto tiro le enclave serbo-bosniache musulmane, l’Onu aveva allestito sei “safe area”, zone di sicurezza presidiate dai Caschi Blu che però non avevano il mandato atto a proteggere la popolazione. All’epoca, ancora si credeva che la bandiera dell’Onu potesse essere un deterrente. Srebrenica era una di quelle “safe zone”, una enclave in territorio serbo, Tuzla il campo profughi più vicino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Atterriamo in elicottero, e percorriamo il campo. In un silenzio spettrale, passiamo in lungo e in largo tra le tende, la mensa, l’astanteria, gli uffici, l’ospedale da campo. E a un certo punto mi accorgo di aver visto solo donne, vecchi e bambini. Quante persone ci sono qui?, chiedo. Ero certa, perché mandavamo aiuti, che a Srebrenica ci fossero 42 mila cittadini. A Tuzla fanno i conti, due volte, e ci accorgiamo che ne mancano 8 mila. Tutti uomini, o adolescenti maschi, in età per combattere. Torniamo in mezzo alle tende, parliamo con le donne, e loro ci raccontano che i serbi li hanno divisi, donne vecchi e bambini da una parte, uomini e ragazzi da un’altra. Penso che devo tornare a Roma e denunciare la cosa. Saliamo sull’elicottero, ma si scatena un temporale, “rischiamo di sfracellarci sulle montagne”, dice il pilota, e torniamo indietro. Da Tuzla, mentre aspettiamo di ripartire, mi metto in contatto con la Croce Rossa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>Il rapporto a Bruxelles</div>
<p>Un paio di giorni dopo, quando riesco a rientrare, scrivo un rapporto che da Bruxelles viene mandato a tutte le capitali europee. Incredibilmente, segue la più totale indifferenza. Silenzio. E se qualcuno mi rispondeva, era per dirmi “chissà, magari gli uomini e i ragazzi si sono nascosti nelle foreste”. Foreste? Ma se non ci sono più foreste, la guerra le ha cancellate tutte, rispondevo inutilmente io&#8230; Bisognerà aspettare un mese, quel 10 agosto del ’95 in cui il Segretario di Stato americano, Madeleine Albright, che pure avevo subito informato di quello che era accaduto a Tuzla, rende pubbliche le foto satellitari di Srebrenica nelle quali si vedono chiaramente le fosse comuni. Quegli ottomila uomini e ragazzi serbo-bosniaci e musulmani separati da vecchi, donne e bambine dai serbi non erano nelle foreste. Erano morti nel massacro delle truppe del generale Mladic».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Per quasi un mese, del massacro di Srebrenica non si sa niente e nessuna capitale reagisce al rapporto che avevo inviato. Ma anche dopo le foto della Albright, la negazione pressoché totale da parte degli europei continuò a lungo. Per i Caschi blu olandesi che avevano lasciato passare i militari di Mladic senza colpo ferire cadde poi il governo olandese. Solo nel 1993, grazie agli italiani, al governo di Giuliano Amato che con i francesi si fa promotore di una apposita risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, era nato un tribunale ad hoc per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, dal quale parte una campagna che porterà alla nascita del Tribunale Penale Internazionale. Nel 1996 sono tornata a Srebrenica, per la commemorazione, e ancora l’anno dopo con Hillary Clinton e l’ex ministro degli Esteri italiano Susanna Agnelli per il progetto di riconciliazione dell’Institute for Inclusive Security, centrato sulle donne che saranno alla commemorazione anche per questo ventennale, un progetto che nacque proprio in quei giorni lontani. Ma da allora, le cose non sono cambiate molto. Nessuna capitale reagì allora, nessuna pensò di coinvolgere l’Europa».</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>Le colpe di Usa e Ue</div>
<p>Qualche giorno fa, l’«Observer» ha pubblicato un’inchiesta nella quale si dice che Francia, Inghilterra e Usa non intervennero militarmente a Srebrenica per non indisporre Milosevic che doveva sedersi, di lì a pochi mesi, al tavolo degli accordi di Dayton. Lei che ne pensa, si aveva sentore di qualcosa del genere, in quei giorni? «Perché, qualcuno pensò mai di coinvolgere l’Europa? No. Le cose vanno così ancora oggi. Pensiamo all’intervento francese in Mali. Parigi non ha comunicato a nessuno la sua decisione, tantomeno alla Ue. Si è limitata a farla ratificare, due mesi dopo, alla riunione Ue dei ministri. E il tutto, alla faccia del Trattato di Lisbona, e del previsto coordinamento della politica estera. Da quell’11 luglio del 1995 sono cambiate molte cose. Ma non in Europa. La Ue continua a non funzionare, per carenze proprie, ma soprattutto per le precise volontà dei governi nazionali».</p>
</div>
<div>antonella rampino</div>
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		<title>A 20 ANNI DA DAYTON DI AZHRA NUHEFENDIC</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 14:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>basoke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[14 dicembre 2015 Il 14 dicembre di 20 anni fa, a Parigi, furono firmati gli accordi di Dayton. Cosa significarono quegli accordi per i paesi dell’ex Jugoslavia e per la Bosnia Erzegovina in particolare? Per la Bosnia significarono la fine &#8230; <a href="https://www.percheno.info/a-20-anni-da-dayton-di-azhra-nuhefendic/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>14 dicembre 2015 Il 14 dicembre di 20 anni fa, a Parigi, furono firmati gli accordi di Dayton. Cosa significarono quegli accordi per i paesi dell’ex Jugoslavia e per la Bosnia Erzegovina in particolare? Per la Bosnia significarono la fine della guerra. Prima la gente moriva, le città erano sotto assedio e regnava la distruzione. In breve non si vedeva un futuro per 4 milioni di bosniaci. Allo stesso tempo però questi accordi hanno creato le basi per quello che sarebbe successo dopo, per i 20 anni successivi. Tempo in cui la situazione non solo si è fermata, ma sotto alcuni aspetti è persino tornata indietro, peggiorando la condizione della Bosnia. In che senso? E’ peggiorato il rapporto tra le religioni e le etnie, la divisione è andata avanti ed è diventata persino più profonda di quella che era in passato. Sono cresciute nuove generazioni che non hanno imparato, non hanno avuto quello che avevamo noi cresciuti nell’ex Jugoslavia, e cioè il vedere il prossimo come un vicino, un amico, una persona positiva. Le nuove generazioni in Bosnia sono purtroppo cresciute sotto la fortissima ed inquietante pressione della politica nazionalistica che ha fatto crescere i 20enni di oggi non a fianco l’uno dell’altro, ma uno contro l’altro. Migrazioni, rotta balcanica, estremismo islamico: come si inseriscono in questo contesto? La Bosnia non è toccata dalla rotta balcanica in quanto non è questo il percorso più breve per i profughi e i migranti che arrivano dal Medio Oriente. Per quanto riguarda invece il terrorismo mi ribello contro quelli che per forza, calcolo politico o ignoranza vogliono inserire la Bosnia tra i paesi a maggior presenza e maggior rischio in Europa. E’ una costruzione che non ha a che fare con la realtà. La Bosnia è un paese piccolo, dove le istituzioni internazionali sono molto presenti, e dove la presenza o i tentativi del terrorismo di infiltrarsi non sono diversi che altrove. La Bosnia è vittima dei pregiudizi e degli stereotipi perché la maggioranza della popolazione è composta da musulmani. Lei ha scritto qualche anno fa un libro che raccoglie tanto le cronache quanto i ricordi personali dei giorni della guerra. Un suo ricordo personale legato alla firma degli accordi di Dayton? Grande sollievo. Tutto quello che è successo dopo Dayton è infatti nulla al confronto con la morte quotidiana cui era esposta Sarajevo, la mia città natale, e con lei tutta la Bosnia. E’ nulla confronto ai campi di concentramento dove la gente veniva torturata ed uccisa, campi riapparsi in Europa dopo 50 anni. Oggi il problema è politico, una politica che non condivido e non giudico positiva, ma comunque nulla rispetto ai 100mila morti, alle città e alle tradizioni distrutte dalla guerra. Se oggi si ascolta un genitore o qualsiasi bosniaco, diranno che in Bosnia non si sta bene, non c’è giustizia e c’è anzi povertà. Ma la gente non si spara, non corre il rischio di venire uccisa in casa o per strada o internata…</div>
<div>
<div>Cosa andrebbe fatto ora, a 20 anni dalla pace? Quello che di buono ha prodotto Dayton è la pace, di cattivo la politica nazionalista che continua ancora e va avanti. I politici che hanno portato la Bosnia alla guerra sono stati processati, condannati e stanno scontando le pene attribuitegli, ma la politica nazionalista è ancora in scena e attiva. Col pretesto del patriottismo si conquistano voti e si convince la gente a sopportare una politica fuori dal tempo che non fa, inoltre, progredire il paese. La Bosnia era un paese industrializzato, oggi non ci sono industrie, è il paese più povero d’Europa, primo per corruzione con la metà della popolazione senza lavoro. Gli accordi di Dayton riguardavano e riguardano principalmente la Bosnia Erzegovina. Qual è la situazione oggi degli altri paesi nati dall’ex Jugoslavia? Gli accordi di Dayton riguardavano la Bosnia ma sono stati importanti per tutti i paesi dell’ex Jugoslavia perché la guerra in Bosnia era il cuore del problema dei Balcani. Con la pace si può dire che abbiamo ottenuto le bandiere, ma abbiamo perso le mutande. Chi non ha lavoro non è una persona libera e la maggior parte delle persone che vivono nell’ex Jugoslavia si trova in queste condizioni: senza lavoro né futuro. Con la guerra e dopo sono stati distrutti i sistemi sanitari e sociali senza che ne venissero costruiti di nuovi. Tutti i paesi nati dalla dissoluzione dell’ex Jugoslavia vanno indietro e non avanti. * Azra Nuhefendic è una giornalista di origine bosniaca che dal 1995 vive e lavora a Trieste. Collabora con il quotidiano Il Piccolo, è corrispondente per l’Osservatorio Balcani e Caucaso. Prima lavorava per il quotidiano “Oslobodjenje” (Liberation) di Sarajevo. Negli anni &#8217;80, trasferitasi da Sarajevo a Belgrado, ha lavorato per la radio e la TV di Belgrado fino all’inizio della guerra. Ha vinto il premio annuale della radiotelevisione di Belgrado per i contributi giornalistici sugli scandali finanziari (1986); il premio “Reportage dell’anno” per i servizi sullo sciopero dei minatori del Kosovo (1987). E’ stata premiata come inviato speciale per i servizi, sulla rivoluzione in Romania (1989). Nel 2011 ha pubblicato il libro “Le stelle che stanno giù”, cronache dalla Jugoslavia e dalla Bosnia Erzegovina</div>
</div>
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		<title>Bosnia volontari e alluvione</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2014 10:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>basoke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Bosnia-volontari-e-alluvione-153960]]></description>
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		<title>http://www.meteoweb.eu/2014/05/alluvione-balcani-dallitalia-100-mila-dollari-aiuti-umanitari-bosnia/284283/</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 15:25:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Emergenza alluvioni in Bosnia]]></description>
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		<title>http://www.oxfamitalia.org/dal-mondo/emergenza-alluvioni-in-bosnia-oxfam-raggiunge-le-zone-colpite</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 15:21:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>basoke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emergenza alluvioni in Bosnia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emergenza alluvioni in Bosnia</p>
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		<title>Lettera ai volontari che resistono in Bosnia &#8211; Lucia Zanarella</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 07:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>basoke</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera ai Volontari che resistono nella Bosnia dimenticata, Girasoli di pace, con Alexander Langer! 19 febbraio 2014 alle ore 14.15                                         &#8230; <a href="https://www.percheno.info/lettera-ai-volontari-che-resistono-in-bosnia-lucia-zanarella/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h2>Lettera ai Volontari che resistono nella Bosnia dimenticata, Girasoli di pace, con Alexander Langer!</h2>
</div>
<div>19 febbraio 2014 alle ore 14.15</div>
<div>
<div>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>                                                                          Campo San Martino, 19 febbraio 2014 </em></strong></p>
<p><strong><em>Carissima Marianna,</em></strong></p>
<p><strong><em>Cari volontari, </em></strong></p>
<p><strong><em>&gt;<a href="http://www.girasolidipace.it/" rel="nofollow" target="_blank"><span style="color: #000080">www.girasolidipace.it</span></a></em></strong><strong><em> </em></strong><strong><em>sarà il nome  del nostro sito!</em></strong></p>
<p><strong><em>Ieri sera Roberto Marinello, il nostro tecnico, ci ha confermato che questo nome sarà nostro fino al 17 febbraio 2015 e quindi dobbiamo ricordarci di rinnovare lo spazio ogni anno!</em></strong></p>
<p><strong><em>Questo sarà il bel nome in internet del </em></strong><strong><em>“Comitato di sostegno alle forze e iniziative di pace della provincia di Padova”, </em></strong><strong><em>coordinamento dei volontari dei Comitati comunali padovani, veneziani e trevigiani ancora attivi come tessitori di pace nella Bosnia dimenticata che ci apprestiamo a costruire e che ci impegna a ricostruire la grande pagina di storia che voi  ancora continuate a scrivere. Mille pagine scritte da centinaia di volontari che rendono onore a voi e al cuore buono della nostra gente.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il nome “Girasoli di pace” ci è stato suggerito da Giuliana Martirani, amica di Alex e nostro sostegno nei primi dieci anni d’impegno per la pace in Bosnia. </em></strong></p>
<p><strong><em>Lei si è ricordata dei nostri“SUNCOKRET”- Girasole!</em></strong></p>
<p><strong><em>Posso assicurarvi che anche a chi è fuori dal nostro cerchio piacerà “Girasoli”, ma ne saranno contenti tutti coloro che hanno conosciuto Alex Langer, perché davvero era il suo fiore preferito. E poi voi siete davvero dei girasoli che portate luce e colore e speranza nella Bosnia dimenticata da tutti anche nel tempo presente!</em></strong></p>
<p>Nel nome “girasoli di pace” c&#8217;è un bel ricordo di lui e tanto di noi perché i nostri primi Comitati interetnici, sia a Fiume sia in Bosnia, si chiamavano <strong>Suncokret-Girasole.</strong></p>
<p>Sono sicura che anche  Jessica Martini dopo aver letto che i girasoli, nella nostra storia, sono proprio quei Comitati, come lei li descrive con tanta passione, ne sarà contenta. Lei ha scritto: <em>“ </em><em>Io preferisco &#8220;COMITATI DI PACE&#8221;, penso che ci raffiguri di più, dà il senso di gruppo e di unione. Essendo membro di &#8220;perché no?&#8221; dal 2005 per me il girasole collegato alla Bosnia non ha un significato che potrei spiegare a qualcuno. Invece il significato di comitato lo posso descrivere a una persona come la cosa che mi ha cambiato la vita! Io vivo per il mio comitato. È quel meraviglioso gruppo che mi ha fatto diventare grande e una persona migliore. Comitati sono quei gruppi in cui io so che lì ci sono i miei amici e delle persone meravigliose che assieme credono e lottano per lo stesso obiettivo di pace!”.</em></p>
<p>Vi ricopio ciò che si scrisse sui nostri girasoli di Bosnia nel 1997, perché ancora oggi voi siete dei girasoli che portano luce e calore e vita e perché vi sia di aiuto oggi il riconnettervi con la nostra storia nel vostro sentiero di preziosi tessitori di pace tra le due rive della Spreća.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Bosnia il nostro Comitato &#8220;Suncokret&#8221;- girasole è spesso ricordato nel libro dell’ Onu sulla Cooperazione decentrata nelle pagine che riguardano Gračanica ed è l&#8217;unico in tutta la Bosnia avesse al suo interno le tre componenti, musulmana, croata e serba.</p>
<p>Nell’AtlanteOnu, trovi anche un grande titolo <strong>&#8220;Girasoli in città&#8221;</strong> e, tra l’altro,leggi:</p>
<p>&#8220;Fin dal <span style="text-decoration: underline"><em>1993</em></span> controparte degli attori italiani è stato un comitato locale denominato *Suncokret<em>(girasole)*.</em> Si tratta di un comitato misto (Vi sono membri di gruppi di popolazione bosniaco-musulmana, serba e croata), di cui fanno parte tanto i responsabili delle istituzioni locali, quanto i rappresentanti dei pensionati, delle donne, dei rifugiati.</p>
<p>Dopo gli accordi di Dayton, si sono costituiti in quasi tutto il territorio di Gračanica, comitati di villaggio, anch’ essi denominati Suncokret. Operanti con gli stessi criteri multietnici e di partecipazione della società civile adottati a livello comunale.</p>
<p>………….Il rientro deirifugiati , che appare un obbiettivo sempre più realistico e il sostegno al dialogo interetnico sono le prospettive di lavoro del comitato italiano <em>( cioè del nostro Comitato di sostegno alle forze e iniziative di pace della provincia di Padova)</em> e del suo omologo Suncokret”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“Girasoli in città”</strong><strong> </strong>a pag 66:</p>
<p><strong>“</strong> La cooperazione tra governi è importante come sostegno alla crescita di una democrazia, commenta Osman Hasanbegovic, del Comune di Gračanica,ma per un ente locale resta fondamentale il contatto che si è stabilito attraverso i gemellaggi con città di altri paesi.</p>
<p>Un rapporto forte che nel caso di Gračanica, si è stabilito soprattutto con il Comitato <em>(di sostegno alle forze e iniziative di pace)</em>di Padova. Uno dei suoi perni è il comitato Suncokret. a cui il Comune ha delegato la gestione degli aiuti umanitari e della cooperazione decentrata. Il Suncokret, tiene a precisare la sua presidentessa Vesna Gusic, non ha mai fatto distinzioni e senza distinzioni ha raccolto i suoi aderenti. “Molte organizzazioni umanitarie si sono spente quando la guerra è finita, come se non ci fosse più nulla da fare -commenta Adil Gazibegovic, una delle anime dell’associazione – mentre la vera sfida comincia proprio adesso”. Una delle priorità, secondo il Suncokret, è, infatti, la ripresa dell’attività economica in una città che aveva una forte tradizione produttiva di qualità e strutture aziendali di media grandezza.</p>
<p>Ikonja Todorovic, una delle fondatrici, considera che, accanto al lavoro, l’altro grande problema siano gli sfollati, come anche le difficoltà che incontrano i giovani, “che attraversano un periodo di crisi per la mancanza di prospettive”. Ma il Suncokret non sembra aver dimenticato le realtà marginali che già prima della guerra erano penalizzate: “La situazione nei 18 villaggi della municipalità resta ancora difficile dal punto di vista sanitario e dell’educazione”, spiega Fadila Selo. Perciò, da più di un anno, il Suncokret ha stimolato la nascita di altrettanti suoi omologhi nei villaggi circostanti, ponendo così le basi di una rete collegata e maggiormente in grado di gestire i problemi dello sviluppo nella fase del dopoguerra. “Adesso – aggiunge- stiamo pensando a gemellare ciascuno dei villaggi con almeno uno dei Comuni padovani per rinsaldare la cooperazione decentrata anche in periferia”.</p>
<p>“L’obiettivo – spiegaFuad Alic, che è tra l’altro il responsabile dell’acquedotto – è dotare tutti i villaggi di acqua corrente collegandoli al nuovo acquedotto”.</p>
<p>Dopo la guerra, uno degli episodi che forse ha contribuito ad affermare il significato della cooperazione decentrata è stata la ristrutturazione di una scuola elementare a Donja Loihnja, alle porte della città. Vi hanno partecipato, durante un campo di lavoro estivo, più di cento ragazzi padovani delle scuole superior gemellate con quelle di Gračanica. Da buoni veneti, hanno lavorato duro e hanno potuto godere di un’esperienza formativa che lascia un  segno. La città li ha adottati, li ha coccolati con tutta l’ospitalità e la gentilezza di cui è capace la gente di qui. E si sono dati appuntamento per l’estate che verrà” -<em>giugno 1997-</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo bel nome sarà il vostro “pungolo” a ricostruire ancora tanti Suncokret nei villaggi serbi e musulmani che avete adottato e in cui continuate a lavorare come veri tessitori di riconciliazione.</p>
<p>Il vostro Samer Camp, che ogni anno si rinnova, e quest’anno per la prima volta in Veneto, è il “Suncokret –girasole” più luminoso che state sostenendo in questa opera di costruttori di ponti sulla Spreca, tra i giovani dei vostri villaggi musulmani di Gračanica e quelli serbi di Petrovo.</p>
<p>Andrea di “Spalle Larghe”, il Comitato comunale di Abano Terme, nella riunione del 12 marzo quando si stava scegliendo che nome dare al nostro Sito, ha scritto:</p>
<p>“Come girasoli ci rivolgiamo al sole, rappresentato dal sorriso di tutti i bambini e gli anziani che ho conosciuto in Bosnia. E questo sole mi riscalda e pone le radici sul terreno della vita”.</p>
<p>Quest’ avventura del nostro sito ci porti soddisfazione e orgoglio per quanto tutti insieme, in questi 22 anni di intenso lavoro, si è riusciti a fare. Ma quello che più conta è quello che ancora voi riuscite a fare in grande solitudine, in quella nostra Bosnia da tutti dimenticata, anche oggi che vive in grande subbuglio per un’emergenza economica e sociale mai vissuta prima.</p>
<p>Spero che saremo in tanti domenica 23, ore 9-19 per mettere le mani nell’archivio dei nostri primi dieci anni.  Datemi conferma di chi viene!</p>
<p>Vi abbraccio tutti!</p>
<p>Lucia</p>
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		<title>Una serie di articoli sulla rivolta scoppiata in Bosnia Erzegovina</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 16:32:55 +0000</pubDate>
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		<title>Le proteste piuì importanti dalla fine della guerra dei Balcani da Internazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Feb 2014 12:37:42 +0000</pubDate>
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		<title>Morire per una mina 20 anni dopo la guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2014 15:07:39 +0000</pubDate>
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