Storia

L’area corrispondente all’attuale Bosnia Erzegovina ha subito una serie di cambiamenti, conquiste e influenze a partire dall’Impero Romano quando, sotto l’imperatore Tiberio, era ritenuta importante per le sue miniere. Nel VII secolo, i popoli slavi si contesero la zona, insediandosi in tutti i Balcani e formando principati. Il primo riferimento all’identità bosniaca risale al regno di Kulin (1180-1204) quando venne creato un regno indipendente ed autonomo dei bosniaci. Con lo Scisma d’Occidente (1054) la chiesa cristiana si divise tra i Cattolici, sotto l’influenza di Roma nella parte occidentale d’Europa, e gli Ortodossi sotto l’influenza di Bisanzio in Oriente e la Bosnia si trovò nel mezzo. Inizialmente governata dal principe cattolico Tvrtko I, periodo in cui raggiunse la sua massima espansione, subì poi l’influenza del regno ottomano a partire dal 1389, anno della battaglia della Piana dei Merli (Kosovo Polje), durante la quale i popoli balcanici si unirono per contrastare l’avanzata dei turchi ma vennero sconfitti. Nella metà del XV secolo la Bosnia perde definitivamente l’indipendenza e diventa parte dell’Impero Ottomano fino al 1878, quando l’Austria-Ungheria ottiene l’amministrazione della Bosnia. Durante tutto l’Ottocento in Bosnia avvennero numerose rivolte dei contadini cattolici contro il governo turco accusato di opprimere la popolazione e di essere corrotto.

Omicidio dell’arciduca Francesco Ferdinando

Un evento fondamentale per la storia europea si svolse proprio nella capitale, Sarajevo, quando lo studente serbo Gavrilo Princip uccise l’erede al trono dell’Impero Austroungarico, l’arciduca Francesco Ferdinando che diede il via così alla Prima Guerra Mondiale. Dopo la “Grande Guerra” la Bosnia divenne parte del Regno di Jugoslavia, per essere poi ceduta alla Croazia e controllata da un governo fantoccio nazista durante la seconda guerra mondiale. La Bosnia sofferse una spaventosa guerra civile – nel 1942, 1943 e 1944 – con centinaia di migliaia di morti (specialmente tra i serbi e gli antifascisti musulmani e croati). Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, Josip Broz detto Tito costituì la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, formata da Bosnia- Erzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia e dalle regioni autonome di Kosovo e Vojvodina. Nonostante fosse stato uno dei fondatori del Cominform, durante la Guerra Fredda, Tito si distaccò da Stalin e portò la Jugoslavia ad essere un importante membro dei Paesi Non-Allineati.

Incendio della sede del parlamento bosniaco durante l’assedio
Incendio della sede del parlamento bosniaco durante l’assedio

LA GUERRA CIVILE

La morte di Tito nel 1980 portò alla disintegrazione, economica e politica, della Federazione Jugoslava e, a partire dall’indipendenza di Croazia e Slovenia nel 1990, si riaccesero le tensioni interetniche anche in Bosnia Erzegovina. Nel 1992, musulmani e croati votarono per l’indipendenza ma incontrarono l’opposizione dei serbi che dichiararono la nascita della Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina. Le tensioni crebbero con una serie di scontri armati tra i serbi e i bosniaco-croati. Il 6 aprile 1992 inizia l’assedio della capitale Sarajevo che vide scontrarsi le forze del governo bosniaco, che aveva dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia, contro l’Armata Popolare Jugoslava (JNA) e le forze serbo-bosniache (VRS)che miravano a distruggere il neo-indipendente stato della Bosnia-Erzegovina. E’ stato il più lungo assedio della storia moderna, protrattosi fino al 6 Febbraio 1996. Sarajevo rimase pesantemente danneggiata durante i quattro anni di assedio. La collezione di manoscritti dell’Istituto Orientale della città, una delle più ricche collezioni di manoscritti orientali al mondo, fu deliberatamente distrutta da nazionalisti serbi. La città era stata un modello di integrazione multietnica, ma l’assedio spinse le popolazioni a drammatiche divisioni. Le forze serbe condussero una campagna di pulizia etnica nelle parti della città da loro occupate durante l’assedio e secondo le stime le vittime furono più di 12.000, i feriti oltre 50.000, l’85% dei quali tra i civili. Alla fine di aprile del 1993, il conflitto tra musulmani e croati si trasformò in una guerra a tutto campo di carattere internazionale; vari piani vennero elaborati dalla comunità internazionale (il piano Owen-Stoltenberg, il piano del Gruppo di contatto) ma solo i bombardamenti NATO contro gli apparati militari serbi nel settembre 1995 furono il primo passo per la fine dell’assedio di Sarajevo. Un evento che scosse la comunità internazionale e spinse per un intervento è stato il massacro di Srebrenica avvenuto nel luglio 1995.

La sepoltura di 465 civili bosniaci
La sepoltura di 465 civili bosniaci

Si trattò del massacro di migliaia di musulmani bosniaci da parte delle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladić nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle Nazioni Unite. La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja ha riconosciuto questo massacro come genocidio nel 2001 sebbene abbia respinto la richiesta di indennizzo a favore dei sopravvissuti. Nel dicembre 1995 la guerra finì con la stipulazione dell’accordo di Dayton: la Bosnia viene divisa in due entità distinte, la Federazione Croato-musulmana con 51% del territorio bosniaco e la Repubblica Srpska. Inoltre permette il ritorno dei profughi nei loro paesi d’origine.

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